Perché Internet
Per me, questo sito avrà senso solo se riuscirà a stimolare in chi lo visita un po’ di
fame e sete della
sua propria intima oscurità. Caro navigatore ti auguro che dopo aver viaggiato dentro le foto e le infinite parole luminose del web, tu voglia/possa/sappia decidere di
uscire fuori da questo ambito virtuale deciso a navigare la tua ombra. In questo terzo millennio io sento che non sarà possibile costruire pace, giustizia ed integrità nel creato senza che gli individui, i popoli e le religioni ci riconciliamo con la nostra oscurità, col mistero originario da dove proveniamo e verso dove andiamo. Personalmente mi sento molto affascinato dal mistero di Gesù figlio di Maria di Nazaret proprio perché dopo essere stato lui stesso nell’ombra del Sabato Santo, il suo primo atto di Signoria, di Risorto è stato quello di “discendere negli inferi”.
Quando penso al web ho due tipi di sensazioni profonde che sento entrambe sacre ed importanti. La prima è di
entusiasmo, di prospettiva: la possibilità che internet offre è qualcosa che mi riempie di meraviglia, pensare che posso raggiungere in tempo reale persone conosciute e non, che posso attingere a sorgenti “infinite” di immagini e informazioni .... mi fa sussultare dentro. È un
miracolo “moderno”, una cosa straordinaria! Per me entrare attivamente in questo “spazio” critico e “libero” è una sfida un valore e un’opportunità. Mi sento come un piccolo seme che forse potrà contribuire alla crescita di qualcosa di buono per la Vita.
La seconda è di perplessità: legata alle riserve che ultimamente ho maturato nei confronti dello straordinario quando oscura l’ordinario sminuendone il valore e cortocircuitandone la comunicazione. Vorrei tuttavia provare ad entrare attivamente in questo spazio perchè sento nella
“pancia” che lo spazio della comunicazione virtuale, anche se vestito riccamente, è estremamente povero, si basa su ciò che appare, sull’immagine visiva o razionale, sul linguaggio, sui simboli ...
sul “vestito” della realtà.
Questo uomo di 46 anni ormai sa che la realtà non è solo ciò che appare anche al più diligente osservatore, anche a Gurraccha.
Le riserve della mia pancia ad affidarmi a questa piazza virtuale sono certamente legate anche a un mio limite strutturale: al fatto che
nella mia vita ho adottato molte soluzioni virtuali e questo mi mette automaticamente in maniera ambivalente di fronte a ogni tipo di virtualità. Eppure sento che le mie paure di fronte alle dinamiche di questo tipo di comunicazione sono genuine.
Il web è una piazza degna di questo tempo, delle sue contraddizioni e delle sue ambivalenze.
Spesso è “una piazza deserta” in cui uno consuma l’illusione di parlare a una moltitudine infinita ma in realtà non ha nessuno che lo ascolta.
Comprendo sempre di più che l’esperienza reale rimane tale e svela i suoi volti innumerevoli, le proprie parti nascoste, la sua bellezza invisibile e la sua forza rigeneratrice mediante l’umile intimità dell’essere.
Il reale è sacro ed intenso, è profondo anche quando vestito in malo modo, e il profondo può essere visitato solo lentamente perché il suo respiro è mite, intimo e intenso, è rispettoso di tutte le altre profondità.
Mi sembra che internet incarni le caratteristiche archetipo che trattengono il viaggio umano quando è chiamato ad entrare nella terra promessa dell’adultità:
onnipotenza, onnipresenza, onniscienza!!! Rendendo queste aspirazioni finalmente raggiungibili/realizzabili, saziandoci della illusione che la felicità sia raggiungibile virtualmente ... in realtà ci sta mettendo nella prospettiva di poter realizzare un nuovo, consistente, salto evolutivo.
Oggi pur potendoci sentire virtualmente “onnipotenti, onnipresenti, onniscienti”
abbiamo in realtà una grande sete di tornare ad essere quello che siamo dall’inizio: “relativi”, intrecciati, interdipendenti ... “poveri”!
Personalmente oggi io mi sento piacevolmente “relativo” proprio nel senso di
“pauper” e “paucus” ... poco fanciullo povero.
È così che voglio provare ad entrare in questa piazza virtuale, voglio entrarci perché da una parte sono io che ho bisogno di questa piazza, ma è vero pure l’opposto che anche questa piazza ha bisogno di me. Spero che in questo rapporto sia io che la piazza possiamo ognuno onorare la nostra identità: la piazza imparando che lo straordinario virtuale che la caratterizza, ha la sua sorgente nell’ordinario reale, io riconoscendo che
il mio ordinario reale è ciò che di più straordinario Jahvé Dio della vita ha saputo inventare.
Solo sul campo si potrà vedere se il link riuscirà o meno a favorire un legame vivo, un cum-munus, con questa parte di umanità che, ad oggi, non ha accesso al web, che io conosco dal 1992 e con cui quest’anno
celebro 10 anni di “matrimonio”.