Disagio Diffuso
Il termine “disagio diffuso” sta ad
indicare un fenomeno caratteristico e sempre più preponderante del
mondo di oggi, manifestandosi come una vera e propria emergenza.
Il disagio può esprimersi attraverso tanti
modi, a partire dall’essere insoddisfatti della vita che si conduce,
dell’accontentarsi del minimo per poter stare più o meno “bene”,
fino a sintomi più evidenti che si avvertono in se stessi e nel
rapporto con gli altri: dipendenza da sostanze psicotrope (alcoldipendenza e
tossicodipendenza), farmacodipendenza, dismaturità, sindromi
psicotiche bipolari e deliranti, depressioni, disturbi
dell'alimentazione, attacchi di panico, ansia,
sindromi border-line, conflittualità sociale e istituzionale,
disabilità, disagio asintomatico, ecc.
Il disagio, sia giovanile che adulto che istituzionale, sta
evidenziando sempre di più i limiti della epistemologia
medico-psichiatrica tradizionale, manifestando una serie di
resistenze al trattamento psicofarmacologico e psicoterapico
tradizionale ponendo esigenze di innovazione nella organizzazione
dei servizi pubblici e di privato sociale preposti (Ser.T., Servizi
di Alcologia, Centri di Igiene Mentale e Presidi Psichiatrici,
Consultori vari, Comunità Terapeutiche, ecc.).
Etimologia
Disagio
Dal latino "dis-adiacens" sta a significare "colui che
non è adiacente, colui che non giace presso, colui che
non sta vicino a".
Indica quindi un "allontanamento" da qualcosa che è un
intero, indica che ci sono delle forze che ci fanno allontanare
dalla vita, dalla nostra salute e armonia.
Quando ci allontaniamo dalla nostra salute, la vita ci avverte
mediante sintomi e segni di sofferenza.
Ci si allontana dal proprio Jahvè. Jahvè, etimologicamente,
significa “Io sono colui che sono”.
Quindi ci si allontana da se stessi, da “Ciò che solo io sono”.
Diffuso
La parola "diffuso" deriva dal
latino "dis-fundere" che significa "versare,
spandere".
Indica qualcosa che si allarga, che cresce e che inonda tutta la terra.
