DUE RICOVERI IN PSICHIATRIA QUANDO AVEVO 16 ANNI

Sono Luna, ho 21 anni e sono di Ancona. Sono arrivata a Foggia l'anno scorso a ottobre. Racconto un po' la storia mia.

Praticamente, quando avevo 15 anni e mezzo-16 ho cominciato a stare male: non riuscivo a stare più a casa, non riuscivo a andare a scuola, non avevo più un minimo di continuità in quello che facevo, ero proprio senza redini.

Facevo uso di sostanze, non facevo una vita molto regolare, andavo di qua e di là, stavo tutte le notti fuori, conoscevo mezzo mondo... cioè facevo proprio una vita sregolata. Questo mi ha portato anche un sacco di guai, perché non è che vivevo nel mondo delle favole. Droghe... un macello. Era molto pericolosa la situazione, però non me ne fregava niente nel pericolo, non c'erano problemi per me, perché non ci tenevo più alla vita mia.

I miei genitori non sapevano più che fare con me, anche perché non era una cosa di una settimana; era diverso tempo che andava avanti così e io effettivamente mi stavo perdendo. Cosa è successo? Che loro si sono un po' attivati cercando di vedere cosa mi stava succedendo e cosa potevano fare per me. Prima con una psicoterapeuta che ha cercato di aiutarmi; poi non c'era più verso, evidentemente, perché la situazione si stava aggravando e rischiava di diventare un pericolo per me e anche per le persone che mi stavano intorno. La situazione era brutta, difficile. La situazione stava diventando proprio grave, loro non sapevano mai se tornavo, come tornavo. Non sapendo cosa fare, i miei genitori hanno pensato con i medici di Ancona di fare un ricovero all'ospedale Umberto I nel reparto di psichiatria, per vedere un po' se si poteva fare qualcosa. Questo quando avevo 16 anni, quindi cinque anni fa. Sono stati due ricoveri che sono durati dal mese di ottobre fino al mese di gennaio, con una pausa in mezzo.

In questi ricoveri ho cominciato a prendere psicofarmaci per la prima volta... ripeto, avevo 16 anni. Ho conosciuto tutto questo mondo che sinceramente non lo auguro a nessuno, non sono belle cose.

Uscita dal primo ricovero io mi sono trovata di nuovo a casa, non sapevo cosa fare, non riuscivo nemmeno a stare a casa dei miei, era assurdo per me stare là, avevo voglia di andare, di scappare, le droghe... Quindi piuttosto che stare a casa preferivo stare chiusa in un reparto, aveva più senso per come ero messa. La situazione non era delle migliori. Anzi, avevo conosciuto in più un mondo che mi aveva messo KO. Ovviamente ho ricominciato con le sostanze, perché non è che avevo trovavo una alternativa.

Quindi c'è stato di nuovo un altro ricovero e la strada doveva essere quella. C'è tanta gente che si cronicizza in questi percorsi e va avanti anni e anni con ricoveri su ricoveri, purtroppo. Il secondo ricovero è durato più a lungo, dal mese di dicembre al mese di febbraio, quindi ci ho passato le vacanze di natale, l'ultimo dell'anno. Mentre gli amici miei stavano in discoteca a divertirsi a passare il natale con gli amici, io stavo chiusa là. Questa è una cosa che mi ha fatto soffrire perché non è che sono ambienti... Lì c'è il distributore di medicine, purtroppo funziona così. Sono entrata in contatto con questa realtà che io spero che cambi, perché ci sono un sacco di cose brutte.

NON ERO ANDATA A TOCCARE I MIEI NODI PROFONDI

Poi verso il mese di gennaio mi è stata fatta la proposta dai miei genitori e dai medici di andare in una comunità qua ad Ancona: il filo di Arianna. In questa comunità dove ho passato un anno e mezzo, quasi due, sono stata là con altre persone, c'erano delle attività, c'erano delle regole, non è che potevo fare di testa mia. Io penso che devo molto anche a quel periodo: innanzitutto perché ho smesso di usare sostanze, e questo niente non è. Anche se non è che ho smesso perché ci tenevo a me; però ho smesso, e mica è poco! Forse avrei passato dei guai peggiori, potevo anche stirarci le gambe, non lo so. Però non è stato facile per me, perché stare due anni in comunità, fuori dalla famiglia, fuori dal giro degli amici, andare a scuola accompagnata, psicofarmaci... tutte queste cose non sono cose belle, non sono cose normali, non dovrebbero succedere. Però è anche vero che la famiglia mia non sapeva cosa altro fare, non è che c'era alternativa.

Quando sono uscita dalla comunità, sono tornata a casa e sono riuscita a fare un inserimento a scuola. È stato molto importante il contatto con i professori, con i miei compagni di classe. Ho cominciato a prendere gli psicofarmaci, perché non è che riuscivo a studiare. E quindi ero tornata apparentemente a fare una vita abbastanza normale. Però non ero andata a toccare i nodi miei profondi. Anche io sentivo questo malessere di fondo che era rimasto. Però un po' per la strizza di culo, dicevo: "io non ci ritorno là!". Per cui ho cercato di farmi le cose da sola.

Per quanto non avevo fatto percorsi di sostanze o cose del genere, continuavo a bere abbastanza, non ero riuscita a continuare gli studi dell'università, mi ero fermata, andavo di qua, di là, non so quanto ero veramente migliorata. Non ero più un problema da ricoverare, si può dire che ero a posto, però in realtà stavo come prima, solo che avevo trovato delle soluzioni alternative alle sostanze: per es. bevevo o cambiavo lavoro centomila volte, ho lasciato gli studi... cioè facevo una vita che poteva sembrare normale, però non era tutta sta vita, e io vi assicuro che non stavo bene.

GRAZIE A SILVIO HO CONOSCIUTO QUELLO CHE SUCCEDEVA A FOGGIA

A ottobre del 2005, Silvio mi ha parlato del Centro di Foggia. Nel frattempo ero riuscita a togliere gli psicofarmaci, avevo smesso di usare sostanze, avevo finito gli studi, mi ero tirata un po' su. Quando sono venuta a conoscenza del Centro di Foggia, non sapevo bene cosa era. Silvio mi parlava del Centro di Foggia, di Mariano, del metodo alla salute, poi parlavamo spesso insieme... vedevo che lui coglieva degli aspetti di me, capiva delle cose di me, le coglieva senza che io gli raccontassi nulla della vita mia, mi sentivo accolta da lui. Silvio, che ha anche lui una storia di sofferenza, era entrato proprio in sintonia con quella che era la storia mia, senza che io gliela facevo vedere, perché non consideravo più nessuno degno di entrare nelle profondità mie, essendo ormai molto delusa.

Silvio una cosa che mi diceva era: "è inutile che sto qui a spiegarti cosa è cosa non è il metodo alla salute, perché con le parole non te lo posso descrivere; è inutile, scendi giù e vieni a vedere". Siccome non è che avevo chissà cosa da perdere, ho detto: "va beh, ci vado". A ottobre sono andata a Foggia, ero davvero curiosa.

Quando sono arrivata giù non è che ci ho capito tanto, però ho visto che c'era qualcosa che poteva essermi utile, che mi poteva aiutare, perché mi sono sentita accolta, ho sentito veramente che c'era qualcosa che poteva essere buono, però così, di intuito, non è che ci avevo capito molto. Sono rimasta giù una settimana, poi un'altra, poi un'altra. E piano piano ho cominciato a partecipare, ho cominciato a entrare in quello che era il mondo del Centro. Ho cominciato a entrare un po' di più nel metodo, a conoscere le persone, a frequentare i gruppi tutti i giorni; alla fine ho deciso di trasferirmi, e da gennaio fino a dicembre 2006 sono rimasta a Foggia, ho abitato là, ho lavorato là.

In questo anno sento di essere entrata in qualcuno di quei nodi, di quelle lacune che avevo dentro e che prima, nei trattamenti precedenti, non avevo toccato.

Sono stata male, molto male. Però ho avuto innanzitutto una famiglia, fatta di tante persone, che mi hanno aiutato molto; ognuno con le proprie storie, con i silenzi; ognuno ci stava per quello che era; mi hanno veramente aiutato. La famiglia stessa di Mariano è stata fondamentale per me, sua moglie Giovanna è stata per me come una madre, senza a stare a dire: è la moglie del dottore. Che è una cosa assurda! Se uno sta in cura da un medico, capirai se conosce la moglie! E invece Giovanna per me è stata una madre, mi ha accolto. Ho lavorato per un anno con Mila, la madre di Luigi, un cosiddetto psicotico.

Io loro ce li ho veramente nel cuore, sono persone che per me sono veramente parte della mia famiglia. Sono sicura che, anche col tempo, loro per me rimarranno dentro di me perché sono stati fondamentali per la via mia, per la mia crescita. E grazie a loro, adesso posso anche riassaporare la mia famiglia, quella con cui ho legami di sangue. Infatti, da Febbraio circa sono anche tornata a abitare a casa della mia famiglia, dopo anni che questo non succedeva... praticamente, dal tempo della comunità.

ADESSO HO UNA VITA NUOVA

Penso che questo metodo, per me, è stato proprio un'occasione di svolta della vita mia, perché fino ad allora io non ero come sono adesso. Invece adesso non è che sono perfetta, però mi sento molto più in armonia con me stessa: adesso ho ricominciato a studiare e riesco a studiare; come dicevo, sono tornata a abitare con la famiglia mia; tutte cose che per me erano proprio impensabili prima. Io adesso faccio una vita normale, ma veramente normale! Non mi guardate adesso. Non è che con due parole posso spiegare tutto quanto, però io vi invito almeno a ascoltare.

Adesso io mi sento molto meglio, perché sono andata a vedere dei nodi miei, della vita mia, grazie anche alla famiglia mia che ha partecipato, sono venuti giù, anche con gli scontri che ci sono stati, che ci sono tuttora, però sono scontri veri. Come dice Mariano, parlando della crisi, non è che la crisi è una cosa negativa. Ho avuto delle crisi, ma sono stati passaggi per crescere, non crisi di vecchio tipo che mi frantumavano sempre di più. Insomma stiamo crescendo tutti insieme, e questa è una cosa che io non avevo previsto per la vita mia, cioè non pensavo che sarebbe successo questo, non me lo auguravo nemmeno più. E invece è successo, e io adesso ho una vita nuova.

Per questo devo ringraziare Mariano, la famiglia mia, tutti quelli del Centro, il metodo, me.

LUNA

 

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