NON VOLEVO SAPERNE DI TOGLIERE LA "CASETTA DELLE MIE BAMBINE"

Il tutto inizia in aprile del 2004; accuso dei dolori fortissimi nel basso ventre, desisto nonostante i dolori nell'andare all'ospedale, ma questa volta Ivano non mi ascolta, mi carica di peso e mi ci porta,

dove nel giro di alcuni giorni mi viene comunicata una notizia di per sé non grave ma che non ho voluto accettare comunque. Avevo tre fibromi grossi come una mela nell'utero e l'unica soluzione era una isterectomia. Ho pregato disperatamente mio marito di trovare una soluzione diversa, non volevo saperne di togliere la "casetta delle mie bambine". Ivano per accontentarmi si è messo a fare tutte le ricerche più inimmaginabili, mi ha portato in giro per mezza Italia da tutti gli specialisti possibili, abili nelle varie tecniche alternative, col risultato che in tre mesi ho fatto tutte le visite che non ho fatto in vent'anni ma tutti gli specialisti sono arrivati alla stessa conclusione, isterectomia, un termine che non volevo mai sentire, un termine che mi ha tolto, anche se solo simbolicamente, la mia femminilità. Mi sono sentita come violentata, deturpata, non ascoltata, vittima della forza maschile che decide per me e del mio corpo.
Il 7 settembre 2004 viene effettuato questo famigerato intervento a Varese, dal prof. Fabio Ghezzi, medico molto bravo ed umano che con pazienza mi ha ascoltato ed eseguito l'intervento meticolosamente, secondo quanto io volevo, riuscendo perfettamente ad accontentarmi, tanto che nel giro di due mesi ho ripreso la mia vita normalmente in ogni aspetto ed anche meglio di prima.
Infatti nella primavera del 2005 mi sentivo come rinata, piena di vita, energica, stranamente entusiastica della vita; mi gustavo la mia Sharon facendo con lei ogni cosa, la vedevo fiorire di gioia nel giocare, ballare, fare le cose di casa con me, eravamo una sola cosa.

GIÀ NON POTEVO VEDERE I MEDICI IN GENERALE, FIGURIAMOCI UNO PSICHIATRA!

In questo contesto di euforia iniziai a fare pensieri strani; mi cominciarono a balenare idee mistiche e cominciai anche ad avere dubbi sulla fedeltà di mio marito, alimentati anche dal fatto che, sentendomi mancante di un pezzo della mia femminilità, davo ascolto a frasi sconsiderate di mia madre che ancora oggi continua a dirmi: "I mariti delle donne operate è normale che vadano a cercarsi altre donne, te ne devi fare una ragione!". Pertanto inizio a non dormire la notte continuando a fare pensieri negativi che non facevano altro che alimentare i miei dubbi ed anche a sviluppare dei deliri che mi hanno portata a pensare di avere addirittura un ruolo chiave nel proposito di Dio per il genere umano e cominciai a spiegare queste cose ad Ivano che inizialmente rimase ovviamente smarrito, perplesso e, cercando di capirmi, provò a controbattere con la sua solita logica per farmi ragionare, ma senza risultati.
È sabato, 30 aprile 2005; mio marito torna a casa nel pomeriggio, va in camera per spogliarsi, lo raggiungo per chiedergli come va, lui come sempre mi abbraccia e mi da un bacio. La mia reazione è sorprendente: mi stacco bruscamente, gli do un sonante schiaffone e gli faccio un'accusa che certo Ivano non si aspettava: "Sei un bastardo, tu mi tradisci con un'amante". Lui rimane di stucco ed allibito, credendo ad uno scherzo, ma ben presto si rende conto del contrario. Inizia una comprensibile discussione ma non sento ragioni; passano alcuni giorni ed i miei deliri aumentano, come aumentano anche le mie certezze in merito alle mie convinzioni, benché non vere. Rincaro anche le accuse verso mio marito che è costretto a subire anche le mie percosse.
Consigliandosi con le nostre figlie, Ivano si rende conto che qualcosa non andava e ha cercato di convincermi ad andare da un medico ma, ovviamente, ho rifiutato perchè già non potevo vedere i medici in generale, figuriamoci uno psichiatra!

LA MIA DIGNITÀ È STATA CALPESTATA, IGNORATA, NESSUNA SENSIBILITÀ DA PARTE DEI MEDICI

A questo punto studiano uno stratagemma. Mia figlia Romina mi chiede di accompagnarla dal suo psicologo ad una visita per lei presso la clinica privata delle Betulle ad Appiano Gentile, sperando che questi riuscisse a convincermi che dovevo farmi curare, ma quando ho capito l'antifona mi sono arrabbiata ancora di più, agitandomi a tal punto che si è reso necessario un TSO. Croce rossa, carabinieri, vigili, un sacco di camici bianchi intorno a me mi caricano a forza sull'ambulanza e mi portano all'ospedale psichiatrico di Busto Arsizio, un lager, dove comincio a vedere uomini e donne barcollanti per i corridoi, uomini mezzi nudi a terra nei bagni, sporcizia, nessun tipo di comprensione e umanità, vengo privata di ogni bene personale, che viene chiuso a chiave in un cubo, impedendomi di accedervi se non ad orari stabiliti. La mia dignità è stata calpestata, ignorata, nessuna sensibilità da parte dei medici, che hanno persino impedito a mio marito di vedermi da sola con lui durante le visite ma solo con la loro presenza. Controllavano persino i giornali e i libri che mi portava da leggere!
La violenza più grande è stata quella di subire la somministrazione forzata di farmaci che non volevo e, ben presto, mi sono trovata a dormire per giorni interi e a barcollare anch'io nei corridoi come tutti gli altri. Passano i giorni e comincio a conoscere altre persone ricoverate che mi raccontano i loro problemi di vita, di depressioni, ansie, ecc... cose comuni di tutti i giorni e non ho ancora capito oggi come la psichiatria pensi di aiutare queste persone a superare le loro difficoltà giornaliere con dei farmaci che li fanno dormire o li rendono stupidi e barcollanti!
Ogni giorno mi facevano domande stupide facendomi credere che le cure con gli antipsicotici, tipo il Risperdal, mi stavano facendo bene perché mi dovevano togliere i pensieri errati, ma questi dalla mia testa non se ne sono mai andati! Per uscire da quel lager ho dovuto promettere al medico, anche con l'aiuto di Ivano, di prendere il Risperdal a vita; questo ci è stato imposto dietro il ricatto di un ulteriore ricovero!

PENSIERI NEGATIVI, IL CONTO CORRENTE DILAPIDATO E DEI PROBLEMI FISICI IN PIÙ

Tornati a casa, delusi ed amareggiati del trattamento disumano ricevuto, abbiamo pensato con mio marito che forse in una clinica privata a pagamento, con medici più umani ed esperti, avremmo risolto i miei problemi; così accettai di farmi ricoverare alle Betulle di Appiano Gentile, con la convinzione che mi avrebbero tolto i farmaci ed aiutata diversamente. Il trattamento era più umano, più pulizia, più cortesia, ma sono entrata che prendevo due farmaci e ne sono uscita con quattro, sempre con gli stessi pensieri negativi, il conto corrente dilapidato e dei problemi fisici in più, sempre più intontita, agitata e con la privazione anche della propria vita sessuale! Hanno fatto seguito una serie di visite private a dir poco ridicole ed inutili, con l'unica cosa concreta dei 100-150 € a visita, condizionate dal tempo, scandite da un orologio durante le visite. In quella clinica privata sono stati fatti altri ricoveri, rivelatisi inutili, dove hanno cambiato un sacco di farmaci e provato diverse terapie, usando anche farmaci non in commercio in Italia; infatti eravamo costretti ad andare in Svizzera ad acquistarli, con costi assurdi e per stare sempre peggio.
La mia vita era ormai ridotta ad un relitto umano, senza più voglia di fare nulla, nemmeno di accudirmi come persona, né tanto meno di pensare alla casa o a mio marito; stavo a letto o sul divano tutto il giorno a piangere, ad urlare dalla disperazione, ad ingoiare grandi quantità di ansiolitici, con la conseguenza che finivo di piangere per dormire continuamente fino alla fine del loro effetto, per poi ricominciare da capo questo circolo vizioso al massacro. Il primo effetto drammatico che tutte queste cure hanno ottenuto è stata la mia totale incapacità di intendere e volere, con il risultato che i miei familiari, per non correre rischi, mi hanno privato come prima cosa di stare ad accudire la mia nipotina, portandola via da me. Questo gesto mi ha causato una sofferenza indescrivibile! Perciò era come se mi fosse stato fatto un altro TSO domestico, al quale non potevo ribellarmi perché ormai privata di ogni forza, sia fisica che morale, e a questo punto ho cominciato a coltivare idee suicide, tanto la mia vita non aveva più nessun significato!

L'ELETTROSHOCK: UNA TORTURA CHE NON AUGURO A NESSUNO

Vista l'inefficacia anche delle cure private, visto che economicamente ci hanno ridotti quasi sul lastrico, mio marito ha dovuto iniziare a cercare alternative; mi ha portato a Brescia, ma inutilmente, ha provato con medici omeopatici, stesso risultato. Disperato mi ha portato al San Raffaele di Milano, dove almeno un medico un po' umano e comprensibile l'ho trovato, il dott. Rossini, che ha fatto del suo meglio per aiutarmi ma sempre nello standard dei farmaci. Ha cercato in tutti i modi di cambiare psicofarmaci, di toglierli, ma sempre con scarsi risultati. Al San Raffaele sono stata ricoverata per ben tre volte, per circa un mese ogni volta.
Visto il continuo peggioramento, dovuto agli effetti collaterali dei farmaci, visto che i miei deliri comunque non se ne andavano e visto che le idee suicide continuavano, hanno pensato di sottopormi ad elettroshock, ne volevano fare 10! È stata una tortura che non auguro a nessuno: quando ti svegli è come se ti scoppiasse il cervello, per un po' non ricordi nulla, hai perso la tua memoria, non riconosci nessuno, nemmeno i tuoi cari. Sono riuscita a sopportarne cinque, poi, visti gli scarsi risultati, hanno deciso di smettere e di andare avanti ancora con farmaci, sempre diversi ma sempre farmaci con effetti collaterali invalidanti.
Un certo miglioramento è avvenuto tra aprile e ottobre del 2006 in quanto a casa nostra, in quel periodo, si erano trasferiti provvisoriamente mia figlia Sara con suo marito, in attesa della loro nuova casa. Il fatto di avere Sara con me ogni giorno, di fare alcune cose per aiutarla e di poter scambiare con lei pensieri e sentimenti mi ha aiutata a stare meglio ed a ridurre anche i farmaci. Purtroppo quando se n'è andata, nel giro di qualche settimana, ho ricominciato a stare male; i deliri erano sempre più forti e sono finita ancora ricoverata nel reparto di Psichiatria di Saronno, dove non hanno fatto altro che darmi altri antipsicotici, di diverso tipo, sempre più forti, con ulteriori effetti collaterali invalidanti, come se non ne avevo già abbastanza!

LA PSICHIATRIA ANNASPA NEL BUIO E NON SA COSA FARE PER AIUTARE CHI SOFFRE

Ritorno a casa a febbraio e vengo seguita dal CPS di Tradate che, nonostante la cortesia e gentilezza dei medici, non fa altro che farmi fare continue visite settimanali dove ogni volta modificano le terapie, ne aggiungono altre, ecc... ma io sto sempre peggio e non vi dico quali tensioni sono sorte in famiglia, con mio marito che, non potendone più dalla disperazione e rabbia, è finito alcune volte al pronto soccorso con delle tachicardie!
Continuo a peggiorare, sono ormai una farmacia ambulante, psicofarmaci, antidepressivi, colinergici, ansiolitici a dosi da cavallo, sonniferi, ecc... non fanno che bloccarmi il fisico in tutte le funzioni basilari, avevo persino un alito vomitevole ed ero nella più piena disperazione!
Ad agosto 2007 vengo ricoverata per l'ennesima volta in una clinica "specializzata per queste cose" o almeno così mi hanno promesso e mi ritrovo alla Casa di Cura San Benedetto di Albere, vicino Lecco, e ci sto per più di un mese. Ebbene, l'unica cosa positiva di quest'ultima esperienza di ricovero in struttura "specializzata" è stata quella che finalmente mio marito, con ormai una cultura di cure psichiatriche, di farmaci e terapie, si è reso conto inequivocabilmente che la psichiatria annaspa nel buio e non sa cosa fare per aiutare chi soffre. In quest'ultimo mese di ricovero sono stata praticamente parcheggiata in una struttura per anziani non autosufficienti, dove ogni giorno venivano medici diversi che non mi conoscevano e cambiavano sempre cure e dosi, promettendo ogni volta che sarei stata meglio, ma il risultato era sempre peggiore! In preda alla disperazione, Ivano, a casa per l'ennesima volta da solo per tutto il mese di agosto, sfiduciato dalla "scienza" psichiatrica, della sua inefficienza e crudeltà verso chi sta male, comincia a ricercare un'alternativa alle cure psichiatriche tradizionali e passa le notti davanti al computer per trovare qualche soluzione.

900 KM PER PORTARMI A FOGGIA, CON IL CUORE PIENO DI SPERANZA

Mio marito trova su internet il sito del Centro di Medicina Sociale di Foggia, diretto dal dott. Mariano Loiacono, psichiatra che aiuta chi è nel disagio senza l'uso di farmaci. Ne studia il sito, legge le interessanti esperienze di vita vissuta e capisce che probabilmente lì c'è la soluzione ai miei problemi; quindi contatta prontamente il centro.
Ivano mi ha spiegato che già al telefono, quando ha fissato l'appuntamento, ha trovato un'aria diversa, una disponibilità e gentilezza da parte del personale infermieristico inusuale per una tradizionale struttura pubblica e che la cosa lo ha incuriosito ed incoraggiato ad organizzarsi per fare 900 km per portarmi a Foggia.
Il 4 settembre 2007 mio marito mi fa dimettere, senza tante cerimonie, dall'ultimo ospedale sopra citato e partiamo per Foggia, con il cuore pieno di speranza. La speranza era ben riposta in quanto, già nei primi giorni che siamo stati al Centro, abbiamo trovato una calorosa accoglienza, mai riscontrata in altre strutture, nemmeno in quelle private a pagamento! Siamo rimasti colpiti dal vivo interesse mostrato dal dott. Loiacono per la mia sofferenza, in quanto si è subito immedesimato nel mio dolore di questi ultimi anni di torture psichiatriche, provvedendomi continue attenzioni, incoraggiamenti e stimoli. È stato l'unico medico psichiatra nel quale ho trovato qualcosa di umano e che ha cercato di capire chi sono, cosa valgo e perché sono stata male, sforzandosi di trovare la sorgente di tale malessere per potermi aiutare e ci è riuscito, senza prescrivermi nuovi farmaci!
È stato l'unico che si è preoccupato di addestrare mio marito per potermi assistere ed aiutare correttamente quando sto male o sono tormentata a volte ancora da pensieri negativi.

NEL GIRO DI UN MESE SONO RIUSCITA A TOGLIERE TUTTI I FARMACI

Grazie anche alla calorosa attenzione di tutti i partecipanti ai gruppi alla salute, del corpo infermieristico, nonché del dott. Loiacono e di mio marito, nel giro di un mese sono riuscita a togliere tutti i farmaci che prendevo e vi garantisco che erano tantissimi.
Ora sono due mesi che non prendo più nulla, mi sento rinata, ho riscoperto che ho un corpo, che tra l'altro piace parecchio a mio marito, ho ricominciato, anche se lentamente, tutte le mie attività di moglie, madre e nonna, sì perché in questi giorni ho provato una gioia indescrivibile nel poter riabbracciare la mia Sharon, che non vedeva l'ora di saltarmi addosso per giocare con me.
Ebbene, visti i risultati iniziali e siccome mi rendo conto che adesso devo continuare un percorso per affrontare tutte le mie incertezze e paure, con mio marito abbiamo deciso di scendere a Foggia, al Centro di Medicina Sociale, una volta o due al mese, per tutto il tempo necessario, e a tal fine abbiamo affittato una casa onde essere facilitati negli spostamenti. Un altro aspetto positivo è che anche Ivano ne ha beneficiato perché gli è stata data la possibilità di aiutare, oltre che me anche se stesso, a tal punto che ha deciso di cambiare stile di vita.
Per quel poco che ho finora capito di questo metodo, posso dire che ne sono entusiasta perché è stato l'unico che mi ha spiegato il perché stavo male, l'unico che mi ha insegnato come gestire i miei pensieri negativi quando arrivano ed è stato sempre l'unico ad insegnare a mio marito come assistermi ed accompagnarmi nella vita per superare queste cose.
Grazie a tutto questo sto vincendo, una ad una, tante mie vecchie paure come, ad esempio, quella del terrore degli aerei che mi ha fatto arrivare a 50 anni senza toccarne uno; ora in soli 2 mesi ci sono salita già 5-6 volte e tra l'altro la cosa mi piace pure! Un'altra paura era quella di parlare in pubblico, ora anche se con un po' di tremarella lo faccio! Per tutte le altre paure è solo questione di tempo.

PERCHÉ LA "SCIENZA" PSICHIATRICA NON SI ACCORGE DI TUTTO CIÒ?

Frequentare il Centro di Medicina Sociale mi ha fatto riscoprire il piacere di interagire con altre persone sofferenti e di stringere con loro nuove amicizie sincere, piene di umanità e comprensione, che ci porta ad aiutarci reciprocamente. Tutto ciò ti fa sentire bene ed è più efficace di qualsiasi terapia farmacologia.
In conclusione posso dire che nel Metodo alla Salute del dott. Loiacono non c'è nulla né di miracoloso né tanto meno di strano, solamente la buona volontà di un medico che ha dedicato la sua vita alla sofferenza delle persone disagiate da disturbi psichici e non, cercando di aiutarle a capire l'origine del loro male e a prendere i dovuti provvedimenti.
Alla fine la soluzione è anche facile per non dire quasi banale!
DOMANDA CONCLUSIVA: perché la "scienza" psichiatrica non si accorge di tutto ciò, fa finta di niente e continua ad avvelenare le persone sofferenti distruggendogli la vita con la somministrazione di farmaci inutili e costosi?
Spero solo che non sia per motivi economici!!!???

ORNELLA

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